sabato 25 ottobre 2014

capitolo 23i

mi scuso già per eventuali errori (che sicuramente ci saranno)

Il suo nome era Raymond e come tutti gli altri amanti fino ad allora, Gerard lo aveva incontrato attraverso l'arte. Era il curatore presso un museo dove Gerard spesso andava per trovare ispirazione.
Il ragazzo dai capelli frizzanti stava sempre seduto dietro il suo bancone mentre Gerard girellava là tutti i sabato mattina; una delle prime persone a oltrepassare l'entrata. Gerard avrebbe passato l'intera giornata là, sedendosi in un'area diversa per oltre un'ora, scarabocchiando ciò che vedeva (le persone, mai l'arte) o solo guardando le opere. Qualche persona gli sarebbe passato accanto mentre stava seduto in un angolo, sussurrando domande alla persona con cui erano venuti, dando dettagli e descrizioni di ogni opera degli artisti. La gente iniziò a pensare che lavorasse là, e durante la settimana, avrebbero chiesto a Raymond riguardo “quella guida del tour mora che aveva sempre un quaderno per gli scarabocchi” per far fare loro un giro. Alla fine un giorno Raymond gli offrì un lavoro, quando il suo ultimo impiegato a tempo piena aveva appena mollato. Prima non voleva assumere Gerard, principalmente perché avrebbe voluto dire dover pagare una persona in più, e se Gerard voleva offrire la suo conoscenza gratis, allora lui non avrebbe sborsato soldi per quello. Era anche un po' geloso di Gerard, anche se non voleva ancora ammetterlo.

“Tu cosa hai detto?” chiesi, parlando dell'offerta di lavoro.

“No, ovviamente!” rispose Gerard, un espressione infastidita sul volto.

Mi spiegò dopo che non voleva lavorare al museo d'arte, benché amasse l'arte e la stesse praticamente già facendo. Non voleva diventare come Raymond, il rifiuto della scuola d'arte, vivendo nell'ombra dei sogni di qualcun altro, e odiandone ogni minuto. Raymond aveva voluto diventare un artista anche lui una volta, quando era più giovane (era solo circa tre anni più grande di Gerard) ma dovette lasciar perdere. Non poteva sopportare l'essere povero e affamato tutto il tempo, e era sotto pressione da parte di amici e famiglia sul trovarsi un lavoro “normale”. Quindi poco dopo si fece soccombere, mollando solo dopo il suo primo anno, e facendo strada nella catena alimentare nel sistema delle gallerie d'arte. Fu sorprendentemente semplice, con numero di aperture di musei, la sua solida etica lavorativa e la mezza finita certificazione artistica. Raymond aveva preso un lavoro dalle nove alle cinque che odiava, dipingendo in segreto nel tempo libero, ma mai pensando che qualsiasi cosa facesse avrebbe portato da qualche parte.

Si era stufato delle mai cambiate mostre d'arte; la galleria avrebbe dovuto cambiare le esposizioni almeno una volta al mese ma lo staff di Raymond stava sciamando via come mosche sbattendosene le palle della uova collaborazione dell'Artista con la galleria, così Gerard andò in giro a cercare qualcosa che non aveva visto prima. Andò a ficcanasare nella soffitta e si imbatté in questa specie rappresentazione infantile di un falò con due ragazzi seduti intorno. Nonostante i contorni rozzi e le pennellate irregolari, lo amava. Rappresentava l'infanzia secondo lui; la struttura approssimata con un uso dei colori da cliché, completata dai bambini che guardano l'intera scena. Gerard l'aveva interpretato come se uno dei bambini avesse disegnato il falò, proteggendo la sua innocenza che non vedeva da tanto tempo, vivendo a New York e tutto il resto. Gerard pensò che fosse perfetto, e quando vide la firma in basso, pensò che fosse addirittura più perfetto. Sorrise tra sé e sé, pensando che l'artista seduto dietro il bancone era davvero un artista in erba, nascosto da così tanti strati di stress che non poteva essere visto per ciò che davvero era.

Gerard aveva riportato il dipinto a posto nella soffitta, ma non se ne dimenticò. Lanciava sorrisetti a Raymond ogni volta che entrava nella galleria ma non disse nulla dell'aver trovato il dipinto fino a molto, molto tempo dopo. Invece, il giorno in cui lui rifiutò il lavoro e Raymond chiese perché, Gerard lo informò del ritrovo della reliquia perduta, e subito dopo spiegò a Raymond che non voleva finire come lui. Espose tutte le colpe di Ray proprio di fronte a lui, parlando con una voce solida e regolare, finché non ebbe finito. Non stava provando ad insultare il curatore solitario; stava semplicemente cercando di insegnarli. Gerard era un insegnante nato – anche alla scuola d'arte, si insegnava da solo la lezione del giorno, lasciando poi tutti senza parole.

“Cosa ti disse Raymond? Cosa fece?” lo spronai, chiedendomi se un uomo più vecchio potesse prendere l'umiliante sentenza nello stesso modo in cui la presi io. Quando Gerard criticò il mio suonare con la chitarra, mi devastò, e chiesi a lui di farlo. Raymond non aveva chiesto si essere scannato – aveva offerto a Gerard un lavoro – ma Gerard lo fece comunque.

“All'inizio non disse molto. Mi chiese solo gentilmente di andarmene,” rispose Gerard, spremendosi le meningi. Un sorriso gli si aprì in faccia, gli occhi che si illuminavano. “Il giorno dopo lasciò il lavoro. E apparì sul mio pianerottolo.”

Quello fu il giorno in cui la relazione tra Gerard e Ray iniziò. Raymond non era gay, o almeno questo fu quello che disse a Gerard quando entrò tremante nell'appartamento dell'uomo. Gerard lo baciò comunque, non essendo mai stato uno che si tira indietro, e sapendo che Ray stava mentendo a se stesso da tutta la vita. Quando Ray praticamente si sciolse per lui, Gerard seppe che i suoi sospetti erano veri fin dall'inizio. Alla fine, dopo un po' di mesi di violenti pompini senza emozioni, di tocchi imbarazzati e inetti da parte di Ray e aggirando i problemi dipingendoci su, Raymond iniziò ad aprirsi.

Come Gerard, anche lui veniva picchiato dal padre a causa della sua attrazione al suo stesso sesso. Solo che probabilmente Ray se la passò peggio. Era figlio unico, e dato che i suoi non aveva nessun altro figlio su cui concentrasi o scaricare la collera, toccava tutto a lui. I suoi capelli erano lunghi quando era un adolescente, ma quando scoprirono che stava prendendo lezioni d'arte e perdeva tempo con il suo migliore amico, fecero il peggio che potessero fare.

Gli tagliarono i capelli.

Fu umiliante. Poteva sopportare le botte, i nomignoli, e il divieto per l'arte, ma vedersi nello specchio mentre lo rasavano così che potesse assistere a l'unica cosa che poteva controllare venire portata via, fu la goccia che fece traboccare il vaso. Fu allora, disse Gerard, che l'anima di Raymond fu rotta. Lasciò perdere gli uomini, trovò una ragazza carina che conosceva dall'infanzia da frequentare, e iniziò a sistemarsi. Non fece mai più crescere i capelli. Quando Gerard lo conobbe, i suoi capelli erano talmente corti da essere inesistenti, e arricciolati sulla sottile pelle dello scalpo. Gli fu permesso di andare di nuovo alla scuola d'arte dopo riaver guadagnato la fiducia dei suoi genitori con la presenza di una fidanzata. Non se la tenne per molto, specialmente dopo che lei scoprì le sue scorte nascoste di osceni giornaletti porno di soli omni nel suo armadio e nel bagagliaio della macchina. Dopo che la sua ragazza lo mollò, lo fece anche l'arte, e su lasciato dietro un bancone, vivendo i sogni di qualcun altro, non frequentando nessuno, e rimanendo infelice.

Gerard mi disse che il giorno in cui Ray finalmente gli confessò tutto fu il primo giorno che fecero davvero arte con i loro corpi. Fecero un sesso pieno di passione, e notò che Ray era molto più delicato. La prima volta che i due fecero sesso, mi confessò Gerard, Ray fu un mostro orribile.

“Lui non lo fece apposta,” insistette Gerard, la voce piena di comprensione per l'uomo che lo aveva ferito. “Semplicemente non aveva mai fatto sesso in un'atmosfera completamente controllata e di supporto. Non capiva che il sesso non doveva essere veloce e di fretta o qualcosa di cui doversi sentire in colpa. La nostra prima volta fu relativamente presto e ancora non sapevo quelle cose di lui. Pensava il sesso come una cosa orribile di cui avere paura, ma lo voleva tanto quanto lo volevo io, combatteva costantemente una battaglia dentro se stesso. Una battaglia che finì per riversarsi su di me quel giorno...”

La voce di Gerard si spezzò, e gli ci volle un po' di tempo prima di poter dire dettagli su quell'evento che avrei potuto comprendere, e (sfortunatamente) immaginare. Gerard fu quello a prenderlo quella volta – qualcosa che faceva molto raramente. Preferiva darlo per primo, spiegò, perchè voleva stabilire gli standard di intimità prima che chiunque gli facesse qualcosa. Questa nuova abitudine e regola probabilmente fu stabilità dopo ciò che accadde quel giorno. Ray non stuprò Gerard – oh no, Gerard aveva acconsentito, e Gerard ammise che di aver spinto per fare sesso, pensando che avrebbe aiutato Ray a combattere contro una qualche specie di demone e mettendolo più a contatto con il suo lato artistico. Iniziò bene, ma quando Raymond iniziò ad entrare, sarebbe potuta anche essere solo una persona nell'atto, e solo Ray stava acconsentendo. Andò troppo forte, troppo veloce e troppo senza fermarsi, quella prima notte, e sembrava non sentire i comandi di Gerard di “rallentare” o “aspettare”. Così alla fine, Gerard smise di farli. Si aggrappò al materasso e sperò che finisse presto.

“Perchè hai lasciato che Ray rimanesse dopo quello?” chiesi, la mia faccia contorta in un'orribile smorfia. Potevo vedere e dire dagli occhi di Gerard mentre ripercorreva mentalmente quella notte che Ray gli fece molto male. Non riuscii ad immaginare nessuno essere così rozzo e brutale a letto, lasciando stare e ignorando quando qualcuno gli chiedeva di smettere. Come riuscì Gerard a tenere quest'uomo con sé, quando già si era comportato in quel modo? Non sarebbe solo peggiorato? Gerard era una persona forte, sicura e indipendente – non aveva bisogno di una relazione per sentirsi realizzato. Avrebbe potuto lasciare Ray per strada e stare meglio senza.

Gli occhi di Gerard però trasmettevano qualcosa di molto diverso. Non riuscivo ad inquadrare l'emozione ma c'era qualcosa, qualcosa che tratteneva Gerard dal parlare per intero della parte seguente. “Perchè non era colpa di Raymond.”

“Ma come può-” iniziai a controbattere, agitando le mani. Gerard si sporse in avanti e le prese tra le sue, provando a spiegare lo sbaglio di Ray.

“Non sapeva cosa stesse facendo. Dopo che ebbe finito e si tirò fuori, Frank, avresti dovuto vedere l'espressione sul suo volto. Era così disgustato da se stesso. Lasciò la stanza immediatamente. Andai al bagno per sistemarmi e nel tempo che tornai, lui se ne era già andato. Tornò la mattina dopo, ma prima di faro entrare, gli dissi di non farmi mai più una cosa del genere. Se lo avesse fatto, sarebbe stato fuori dalla mia vita in un secondo.”

La voce di Gerard si indurì nelle ultime parole e potei vedere la sua parte forte farsi avanti, combattendo contro i pesi che non gli servivano.

Lasciò andare le miei mani e mi calmai.

“Cosa disse Ray? Cosa fece?”

“Iniziò a piangere...” Gerard iniziò ad affievolirsi, la patetica azione che conveniva nella sua voce fragile. Mi disse che Ray pianse per la maggior parte della mattinata, scusandosi profondamente con Gerard per quello che aveva fatto. Provò a sistemare le cose – offrì di andarsene, di portare Gerard dal dottore, di comprargli nuovi lenzuoli – qualunque cosa. Gerard declinò ogni singola offerta e si limitò ad abbracciare Ray. Lo abbracciò e lo fece oscillare avanti e indietro. Provò a fare calmare la persona che lo aveva quasi stuprato la notte prima. Fu lì che la sua infanzia e la paura dell'omosessualità vennero fuori attraverso sue labbra spesse e le lacrime amare. Le storie di rabbia, paura e repressione, provando a condurre una vita “normale”. Quando quel giorno al museo Gerard lo confortò, realizzò quando anormale lui fosse, o almeno, quanto falso fosse diventato. Odiava la sua vita. Odiava il suo lavoro. E odiava se stesso per quello che aveva fatto a Gerard il quale voleva solo aiutarlo.

“Raymond stava tenendosi dentro così tanto senso di colpa che era destinato ad esplodere alla fine. Io finii solo per essere la motivazione.” Gerard spiegò con calma. Sorrise e si mise a ridere per il suo stesso umorismo nero. “Sembra che io abbia questo effetto su un sacco di persone.”

Ray non si aprì completamente quel primo giorno dopo quell'orribile notte, ma fu l'inizio di qualcosa di gran lunga migliore. Le sue storie iniziarono a venir fuori poco a poco, ma fu l'intimità fisica che migliorò maggiormente durante quelle prime settimane della relazione. Quella notte, Gerard aveva fatto sesso con Ray, facendogli vedere cosa fare, e come farlo meglio. Tanto quanto alcune persone (compreso me) avrebbero voluto infliggergli lo stesso dolore a Ray per quello che aveva fatto la notte prima, Gerard ricominciò da zero. Fece anche fine che quell'evento non fosse accaduto per sua volontà, ma se lo tenne a mente come un'amaro promemoria. Non poteva essere arrabbiato con Ray per quello che gli aveva fatto la notte prima, perchè lui non aveva avuto altra scelta. Gerard gli dette un'altra scelta, e gradualmente, l'uomo imparò.

La volta successivo che fecero sesso, che dovette essere qualche giorno dopo così che Gerard potesse guarire, era largamente migliorato. Ascoltava Gerard quando gli diceva di rallentare, e iniziò anche a baciarlo durante l'atto – un altro concetto straniero per Ray a quel punto. La prima volta che Gerard sentì le labbra dell'uomo vagare per la sua schiena, capì che stava facendo qualcosa di giusto.

Ray era più spigoloso durante il sesso rispetto a Gerard e ogni tanto ricadeva nella sua natura aggressiva – specialmente vicino all'orgasmo. Ci vollero tutte le sue storie e paure farsi avanti prima che si fidasse abbastanza finalmente dell'altro uomo e di se stesso. Quella fu la prima notte che Gerard potè chiamare il sesso che fecero “delicato”. La maggior parte delle volte quando facevano sesso, Gerard era sempre quello passivo, ma quando Raymond iniziò a calmare la sua natura, Gerard non lottava più per essere quello migliore. Si concentrò sull'accordarsi con le capacità di Ray; non provando a sconfiggerlo. Si concentrò sull'essere equi, e iniziò a svilupparsi qualcosa che Gerard non aveva mai conosciuto.

Vivian era stata – e è ancora – qualcosa di speciale. Però era una donna, non la vera inclinazione di Gerard. Gerard amava Vivian; erano amici e lo saperebbero sempre stati. Ma di Ray, Gerard era innamorato. Non disse mai nulla di quell'argomento – la parola amore (tranne che in amanti) non era nemmeno pronunciata, quando parlava di Ray, ma potevo comunque dirlo. L'aprirsi cambiò tutto.

Raymond viveva nel suo appartamento prima di lasciare il lavoro, ma quando i suoi risparmi finirono per non essere stato in grado di trovare un nuovo lavoro dopo il museo, Gerard gli offrì il suo appartamento. Vissero lì per un po', Raymond che andava in giro e non faceva nulla, cercando di capire cosa voleva essere. Anche quando l'inverno fece capolino e il freddo si stagliò contro i loro piccoli quartieri, il riscaldamento spento da una bolletta non pagata, Gerard si rifiutò di lasciare che Ray andasse a trovare un lavoro normale. Non voleva tornasse al punto di prima ma dieci volte più miserabilmente. Raymond doveva trovare il suo scopo nella vita. Se non era l'arte, allora doveva trovare qualcosa che voleva fare. Non doveva farlo come un lavoro vero e proprio, ma almeno sarebbe stato meglio se avesse avuto uno scopo quando si alzava ogni mattina.

Passano quasi due anni in questo modo, cercando di trovare loro stessi in uno sporco appartamento di New York prima che la madre di Gerard morisse.

“Allora lui era così buono con me,”Gerard ricordò, la sua voce più intensa. Mi allungai e mi attorcigliai a lui maggiormente, senza fermare la sua storia, ma preparandoci per quello che stava per arrivare. “Mi stringeva così tanto, era così gentile. Fu come quando la prima notte nel mio appartamento Ray si mise a piangere – solo che i ruoli si rovesciarono. Fu lui a cullarmi per farmi addormentare dopo che mi svegliavo alle 3 di notte andando in giro per l'appartamento, piangendo, strappandomi i capelli a forza di pensare a mia madre. La morte di mia madre fu così improvvisa, toppo improvvisa. Non era così vecchia, e di sicuro non faceva una vita spericolata come mio padre. Lui beveva, fumava; le non aveva mai fatto niente del genere. Aveva un enfisema polmonare a causa di quel fumo passivo e questo fu quello che l'uccise. Non si meritava di morire, e mi ricordò troppo di mia nonna. Mi dissi che avevo superato la sua morte. Accadde quando ero alla scuola d'arte, anni fa, e credevo di aver pianto abbastanza. Non lo avevo fatto. La morte di mia madre lo provò. Fu brutta; io ero un casino.”

Cercai di avvinghiarmi di più a Gerard. Si capiva dalla sua voce, i movimenti rallentati della mano, l'intera essenza intorno a lui, che era ancora dura per lui. Sua nonna fu l'unica a fregarsene veramente della sua arte. Fu l'unica a credere in lui. I tempi in cui era giù di morale, dubitando del suo lavoro, pensava a lei. La mortalità delle altre persone intorno a lui gli ricordavano costantemente della sua prima fan. Non l'avrebbe mai dimenticata, e tanto quanto lo feriva, lo faceva anche stare bene.

All'improvviso Gerard mi baciò la fronte, sussurrandomi qualcosa all'orecchio che non riuscii a decifrare. Avrei potuto giurare avesse detto “grazie”, ma non ne fui mai certo. Ricominciò a parlare, concentrandosi su Ray.

“Quando ero agitato, lo era anche lui. Non dormiva e lasciava che impazzissi, ma stava anche lui alzato. Mi stringeva. Mi ascoltava urlare, gridare, piangere e lamentarmi. Era il massimo che avesse mai fatto per me. Era il massimo che chiunque avesse mai fatto per me. Poi dovetti andarmene per il funerale la mattina dopo, il suo odore ancora attaccato alla mia maglietta. Non mi tolsi mai quella maglietta per tutto il tempo che restai là. Non mi interessava che non fosse nera, che non corrispondesse al normale completo da funerale e che mio fratello mi lasciasse occhiatacce. Mia nonna non era normale, e nemmeno mia madre. A loro sarebbe andato bene.”

Gerard continuò la storia strappa lacrime, mentre prestavo attenzione ad ogni parola. Ogni tanto gli baciavo la pelle, solo dei piccoli bacetti per ricordagli che ero ancora lì. Aveva l'abitudine (non ero sicuro se fosse positivo o negativo) di perdersi completamente nei suoi ricordi, a volte fino al punto che sembrava gli rivevesse da capo, senza essere là. Le sue parole esitanti in qualche punto, ma non pianse mai. Era molto più forte di me e lo vedevo bene. Probabilmente io sarei scoppiato a piangere venendo dissezionato come lui stava facendo a se stesso per me.


Quando fai arte, devi aprire te stesso. Quotidianamente. Gerard me lo disse durante una delle nostre sessioni di pittura all'inizio, quando il significo era ancora troppo complesso perchè lo comprendessi. Si era visto le sue stesse interiora tante volte in precedenza. Sapeva quanto brutte e carine fossero, ci aveva già pianto sopra, e adesso andava bene che le condividesse. Adesso voleva condividerle; lo potevo vedere nei suoi occhi mentre pronunciava le parole, la situazione che si faceva più seria.

Ray fu obbligato a rimanere a New York mentre Gerard prendeva parte al funerale. Il padre di Gerard non era entusiasta di avere un figlio gay, ma aveva smesso di picchiarlo. Da quando Gerard si trasferì, le cose migliorarono nella famiglia, anche con le scelte alternative di Gerard. Mickey, suo fratello, era ancora là e aveva la vita normale che suo padre aveva tanto voluto. Nonostante qualche attrito qua e là e nel passato, Mickey era il bravo fratello e figlio. E a Gerard andava bene così. Cosa non andava bene a Gerard era che suo fratello lo avesse messo alle strette, detto che si stava per sposare, la gravidanza della sua presto moglie, e chiestogli di tornare a vivere là. Accettò di aiutare Mickey, sebbene con riluttanza, perchè amava suo fratello. Si trasferirì nel Jersey, proprio quando aveva iniziato a costruire con Ray e Vivian qualcosa che aveva sempre voluto.

“Stetti così male all'inizio quando ebbi quella notizia,” mi spiegò Gerard. Si spettinava i capelli mentre parlava e per la prima volta, vidi un'abitudine da nervosismo in lui. Non era quasi mai nervoso quando eravamo insieme. L'unico volta che lo avevo visto così era la mattina dopo che facemmo sesso. Ma era completamente da diverso da questo. Era preoccupato per me, non per lui. Il suo scudo era sempre pacato e composto e anche se era spaventato, rimane sempre se stesso. Quella mattina era preoccupato per me più di ogni altra cosa, e dopo che la sua fiducia fu ristorata, lo fu anche lui. Vederlo scompigliarsi i capelli in quel modo mi fece sentire mille volte più vicino a lui perchè quella volta si trattata di lui. Si trattava della sua storia e del suo dolore, e aveva bisogno di rigirarsi i capelli fra le dita per continuare. Stavamo rompendo un altro strato di intimità e potevo sentire lo scudo rompersi intorno a noi.

“Cosa disse Ray quando glielo dicesti?” chiesi, preparandomi per la triste risposta che non arrivò mai.

“Non disse nulla” disse Gerard, portando la mano che torturava i capelli al suo mento. Potei vedere un piccolo sorriso formarsi sul volto. “Fece le valigie.”

Alla fine, Viviano riuscì ad andare nel Jersey dopo che ottenne un po' di successo. Era una buona passione da perseguire, solo molto difficile diventarci famosi, spiegò Gerard. Non era che tutti e tre volessero diventare famosi, avevano solo bisogno di mangiare e avere un tetto sopra la testa, e a volte nemmeno ce lo avevano. Dovevano guadagnarsi da vivere perchè una vita già ce l'avevano.
Gerard era sistemato, vivendo grazie all'eredità di sua nonna e dei suoi genitori, quando suo padre morì un anno dopo (eredità del quale che divise equamente con suo fratello). Vivian di trasferì qui dopo aver ottenuto un lavoretto a un negozio di animali e poi finalmente fece i primi passi in un business di insegnamento per studenti d'arte, mentre Raymond anche faticava con praticamente tutto. Dipingeva con Gerard la maggior parte delle volte, ma mai sembrava così propenso ad imparare. Lasciava che la sua naturale timidezza vincesse, comportandosi come un cucciolo di cane smarrito che era stato preso a calci troppe volte. Non sapeva che cosa volesse fare con la sua vita, e quello includeva sia il lavoro sia l'amore. Sembrava che l'unico aspetto in cui fosse bravo fosse appunto stare con Gerard, ma non era sano, confessò Gerard.

“Non puoi semplicemente vivere per qualcun altro,” mi disse, muovendo parecchio la mano. Sentii il mio petto stringersi e lo stomaco cadere, ma rimasi zittò finchè non finì. “Non puoi passare la tua vita ossessionato con un'altra persona e guardare la loro vita andare per il meglio. Devi avere una vita tua, qualcosa in più per cui svegliarti la mattina. Perchè quella persona potrebbe non esserci più quando lo fai.”

Respirai profondamente insieme a Gerard, e capii dal modo in cui parlava e il modo in cui la sua mano aveva smesso di muoversi, che la sua relazione con Ray stava per giungere alla fine molto presto.

Sin da quando i genitori di Gerard erano morti, Ray c'era stato per lui. Lui si svegliava e trovava Ray che gli stringeva i fianchi, stringendolo forte perchè Gerard aveva pianto mentre dormiva senza svegliarsi. Gerard iniziò ad avere questi sogni nitidi, dove vedeva la morte di sua nonna e di suo padre (e altre persone, come suo fratello) in continuazione. Ray era sempre accanto a lui quando accadeva, cullando l'uomo più giovane tra le suo braccia. Continuarono a fare sesso (non tanto quanto noi, mi rassicurò Gerard) e continuarono a stare insieme finchè qualcosa inevitabilmente cambiò.

“In verità, fu perchè qualcosa non cambiò che tutto finì” disse Gerard tristemente, scuotendo la testa. Il suo comportamento cupo non era verso se stesso, ma verso Raymond. Gerard ricominciò a parlare, la storia dietro la differenza che veniva fuori.

Ray aveva preso un lavoro dalle nove alle cinque. Era a un paio di città di distanza, ma ce lo aveva. Non era nemmeno un lavoretto come quello di Vivian, dove almeno lei poteva insegnare la sua arte, o come quello che aveva prima. Almeno quando Ray lavorava alla galleria d'arte, era ancora circondato da arte, anche se non era la sua. Questo nuovo lavoro era in una banca, mischiando e separando numeri ancora e ancora. I numeri non avevano nessuna creatività. Gerard fu così furioso con lui quando successe, e finirono per litigare nel peggior modo in cui avessero mai fatto.

“Fu bello, in verità.” disse Gerard, tagliando la cupa atmosfera a metà con una luce negli occhi.

“Bello?” domandai, turbato e confuso.

Quando parlava di Ray, lui sembrava così felice, così innamorato, e ciò mi spaventava. Sembrava che davvero gli importasse di Ray e volesse che lui fosse ancora con lui. E lui fatto che non lo fosse, mi fece provare un po' di dolore. Forse se fossi arrivati quel giorno nel suo appartamento per pulire pennelli e un altro uomo fosse stato lì, con capelli ricci e pelle abbronzata, allora non mi sarei innamorato di lui. Non sarei stato nella situazione in cui ero in quel momento e ciò mi spaventò. Non potevo immaginare di non essere tra le sue braccia. Sentii la gelosia di nuovo dentro di me, realizzando che Ray era stato quasi il compagno perfetto per Gerard, almeno nel modo in cui lo descriveva lui. Volevo sapere cosa successe per far cambiare le cose.

“Sì – litigare è fantastico.” esclamò Gerard, l'emozione e i sentimenti che trasudavano dalle parole. “E' un'altra forma di passione. Non puoi avere l'amore senza l'odio. Sono delle emozioni così simili, insiem alla paura, ed essenziale che si uniscano e vengano fuori insieme come una cosa sola. Litigare con qualcosa dimostra che qualche volta non siete d'accordo; che non siete perfetti. Rende una relazione interessante. E' andare oltre al litigio la parte difficile. Se riesce a passare oltre, allora sai che è destino.”

Annuii, assorbendo l'informazione. “E tu e Ray? Come finì?”

Gerard strinse le labbra leggermente e abbassò la testa. Deglutuii a fatica e chiesi ancora “Male?”

“Niente finisce male.” Gerard mi corresse, la sua voce che si faceva più depressa. “Semplicemente finì.”

Ray lasciò Gerard quella notte. Prese quel poco che aveva (la maggior parte di ciò che avevano era di Gerard) e se ne andò. Se ne andò semplicemente. Gerard confessò che neanche si dissero addio. Stavano litigando – urlando e strillando l'uno a l'altro, quando all'improvviso Ray si zittì. Lasciò la stanza e mise in valigia un po' di vestiti, e senza una parola, se ne andò. Gerard stava entrando dentro il litigio e rimase senza parole quando finì così bruscamente. Rimase in piedi a guardare Ray andarsene dalla finestra del suo appartamento, senza dire una parola. Ray non tornò fino alla settimana dopo, dove disse a Gerard che lo stava tradendo per tutto il mese precedente con una donna che lavorava alla banca.

“Non mi stava tradendo” affermò Gerard senza giri di parole. “Non puoi tradire in una relazione come quella che avevamo.”

“Che cosa avevate?”

“Dipendenza,” mi disse, le sue tipa che tamburellavano la mascella. “Non puoi tradire una dipendenza. Puoi solo cambiare risorsa.”


Quando quella settimana Ray tornò, lui e Gerard scoparono per l'ultima volta. Ray non voleva, e anche Gerard esistò a farlo entrare nella sua camera per prendere delle cose, perché sapeva che sarebbe successo di nuovo. Ray aveva detto a Gerard tutte le notizie in cucina, entrambi in piedi e fissandosi contrari a sedersi o mettersi comodi. Non c'era nessuna ragione per essere comodi. Non li era permesso di esserlo, almeno nella mente di Ray. Gerard anche non sapeva l'esatta motivazione secondo la quale Ray sentì all'improvviso il bisogno di andarsene per qualcosa che una volta odiava. Aveva sempre pensato che la vita che avevano creato fosse migliore di quella in cui Ray era quasi affogato in precedenza, ma capì di starsi sbagliando. Credeva di aver insegnato a Ray tutto quello che aveva bisogno di sapere, e davvero, forse lo aveva fatto. Questo era perchè Ray doveva andarsene. Non stava andando nella giusta direzione, perlomeno nella mente di Gerard.  

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