Il suo nome era Raymond e come tutti
gli altri amanti fino ad allora, Gerard lo aveva incontrato
attraverso l'arte. Era il curatore presso un museo dove Gerard spesso
andava per trovare ispirazione.
Il ragazzo dai capelli frizzanti stava
sempre seduto dietro il suo bancone mentre Gerard girellava là tutti
i sabato mattina; una delle prime persone a oltrepassare l'entrata.
Gerard avrebbe passato l'intera giornata là, sedendosi in un'area
diversa per oltre un'ora, scarabocchiando ciò che vedeva (le
persone, mai l'arte) o solo guardando le opere. Qualche persona gli
sarebbe passato accanto mentre stava seduto in un angolo, sussurrando
domande alla persona con cui erano venuti, dando dettagli e
descrizioni di ogni opera degli artisti. La gente iniziò a pensare
che lavorasse là, e durante la settimana, avrebbero chiesto a
Raymond riguardo “quella guida del tour mora che aveva sempre un
quaderno per gli scarabocchi” per far fare loro un giro. Alla fine
un giorno Raymond gli offrì un lavoro, quando il suo ultimo
impiegato a tempo piena aveva appena mollato. Prima non voleva
assumere Gerard, principalmente perché avrebbe voluto dire dover
pagare una persona in più, e se Gerard voleva offrire la suo
conoscenza gratis, allora lui non avrebbe sborsato soldi per quello.
Era anche un po' geloso di Gerard, anche se non voleva ancora
ammetterlo.
“Tu cosa hai detto?” chiesi,
parlando dell'offerta di lavoro.
“No, ovviamente!” rispose Gerard,
un espressione infastidita sul volto.
Mi spiegò dopo che non voleva lavorare
al museo d'arte, benché amasse l'arte e la stesse praticamente già
facendo. Non voleva diventare come Raymond, il rifiuto della scuola
d'arte, vivendo nell'ombra dei sogni di qualcun altro, e odiandone
ogni minuto. Raymond aveva
voluto diventare un artista anche lui una volta, quando era più
giovane (era solo circa tre anni più grande di Gerard) ma dovette
lasciar perdere. Non poteva sopportare l'essere povero e affamato
tutto il tempo, e era sotto pressione da parte di amici e famiglia
sul trovarsi un lavoro “normale”. Quindi poco dopo si fece
soccombere, mollando solo dopo il suo primo anno, e facendo strada
nella catena alimentare nel sistema delle gallerie d'arte. Fu
sorprendentemente semplice, con numero di aperture di musei, la sua
solida etica lavorativa e la mezza finita certificazione artistica.
Raymond aveva preso un lavoro dalle nove alle cinque che odiava,
dipingendo in segreto nel tempo libero, ma mai pensando
che qualsiasi cosa facesse avrebbe portato da qualche parte.
Si era stufato
delle mai cambiate mostre d'arte; la galleria avrebbe dovuto cambiare
le esposizioni almeno una volta al mese ma lo staff di Raymond stava
sciamando via come mosche sbattendosene le palle della uova
collaborazione dell'Artista con la galleria, così Gerard andò in
giro a cercare qualcosa che non aveva visto prima. Andò a
ficcanasare nella soffitta e si imbatté in questa specie
rappresentazione infantile di un falò con due ragazzi seduti
intorno. Nonostante i contorni rozzi e le pennellate irregolari, lo
amava. Rappresentava l'infanzia secondo lui; la struttura
approssimata con un uso dei colori da cliché, completata dai bambini
che guardano l'intera scena. Gerard l'aveva interpretato come se uno
dei bambini avesse disegnato il falò, proteggendo la sua innocenza
che non vedeva da tanto tempo, vivendo a New York e tutto il resto.
Gerard pensò che fosse perfetto, e quando vide la firma in basso,
pensò che fosse addirittura più perfetto. Sorrise tra sé e sé,
pensando che l'artista seduto dietro il bancone era davvero un
artista in erba, nascosto da così tanti strati di stress che non
poteva essere visto per ciò che davvero era.
Gerard aveva
riportato il dipinto a posto nella soffitta, ma non se ne dimenticò.
Lanciava sorrisetti a Raymond ogni volta che entrava nella galleria
ma non disse nulla dell'aver trovato il dipinto fino a molto, molto
tempo dopo. Invece, il giorno in cui lui rifiutò il lavoro e Raymond
chiese perché, Gerard lo informò del ritrovo della reliquia
perduta, e subito dopo spiegò a Raymond che non voleva finire come
lui. Espose tutte le colpe di Ray proprio di fronte a lui, parlando
con una voce solida e regolare, finché non ebbe finito. Non stava
provando ad insultare il curatore solitario; stava semplicemente
cercando di insegnarli. Gerard era un insegnante nato – anche alla
scuola d'arte, si insegnava da solo la lezione del giorno, lasciando
poi tutti senza parole.
“Cosa ti disse
Raymond? Cosa fece?” lo spronai, chiedendomi se un uomo più
vecchio potesse prendere l'umiliante sentenza nello stesso modo in
cui la presi io. Quando Gerard criticò il mio suonare con la
chitarra, mi devastò, e chiesi a lui di farlo. Raymond non aveva
chiesto si essere scannato – aveva offerto a Gerard un lavoro –
ma Gerard lo fece comunque.
“All'inizio non
disse molto. Mi chiese solo gentilmente di andarmene,” rispose
Gerard, spremendosi le meningi. Un sorriso gli si aprì in faccia,
gli occhi che si illuminavano. “Il giorno dopo lasciò il lavoro. E
apparì sul mio pianerottolo.”
Quello fu il giorno
in cui la relazione tra Gerard e Ray iniziò. Raymond non era gay, o
almeno questo fu quello che disse a Gerard quando entrò tremante
nell'appartamento dell'uomo. Gerard lo baciò comunque, non essendo
mai stato uno che si tira indietro, e sapendo che Ray stava mentendo
a se stesso da tutta la vita. Quando Ray praticamente si sciolse
per lui, Gerard seppe che i suoi sospetti erano veri fin
dall'inizio. Alla fine, dopo un po' di mesi di violenti pompini senza
emozioni, di tocchi imbarazzati e inetti da parte di Ray e aggirando
i problemi dipingendoci su, Raymond iniziò ad aprirsi.
Come Gerard, anche
lui veniva picchiato dal padre a causa della sua attrazione al suo
stesso sesso. Solo che probabilmente Ray se la passò peggio. Era
figlio unico, e dato che i suoi non aveva nessun altro figlio su cui
concentrasi o scaricare la collera, toccava tutto a lui. I suoi
capelli erano lunghi quando era un adolescente, ma quando scoprirono
che stava prendendo lezioni d'arte e perdeva tempo con il suo
migliore amico, fecero il peggio che potessero fare.
Gli tagliarono i
capelli.
Fu umiliante.
Poteva sopportare le botte, i nomignoli, e il divieto per l'arte, ma
vedersi nello specchio mentre lo rasavano così che potesse assistere
a l'unica cosa che poteva controllare venire portata via, fu la
goccia che fece traboccare il vaso. Fu allora, disse Gerard, che
l'anima di Raymond fu rotta. Lasciò perdere gli uomini, trovò una
ragazza carina che conosceva dall'infanzia da frequentare, e iniziò
a sistemarsi. Non fece mai più crescere i capelli. Quando Gerard lo
conobbe, i suoi capelli erano talmente corti da essere inesistenti, e
arricciolati sulla sottile pelle dello scalpo. Gli fu permesso di
andare di nuovo alla scuola d'arte dopo riaver guadagnato la fiducia
dei suoi genitori con la presenza di una fidanzata. Non se la tenne
per molto, specialmente dopo che lei scoprì le sue scorte nascoste
di osceni giornaletti porno di soli omni nel suo armadio e nel
bagagliaio della macchina. Dopo che la sua ragazza lo mollò, lo fece
anche l'arte, e su lasciato dietro un bancone, vivendo i sogni di
qualcun altro, non frequentando nessuno, e rimanendo infelice.
Gerard mi disse che
il giorno in cui Ray finalmente gli confessò tutto fu il primo
giorno che fecero davvero arte con i loro corpi. Fecero un sesso
pieno di passione, e notò che Ray era molto più delicato. La prima
volta che i due fecero sesso, mi confessò Gerard, Ray fu un mostro
orribile.
“Lui non lo fece
apposta,” insistette Gerard, la voce piena di comprensione per
l'uomo che lo aveva ferito. “Semplicemente non aveva mai fatto
sesso in un'atmosfera completamente controllata e di supporto. Non
capiva che il sesso non doveva essere veloce e di fretta o qualcosa
di cui doversi sentire in colpa. La nostra prima volta fu
relativamente presto e ancora non sapevo quelle cose di lui. Pensava
il sesso come una cosa orribile di cui avere paura, ma lo voleva
tanto quanto lo volevo io, combatteva costantemente una battaglia
dentro se stesso. Una battaglia che finì per riversarsi su di me
quel giorno...”
La voce di Gerard
si spezzò, e gli ci volle un po' di tempo prima di poter dire
dettagli su quell'evento che avrei potuto comprendere, e
(sfortunatamente) immaginare. Gerard fu quello a prenderlo quella
volta – qualcosa che faceva molto raramente. Preferiva darlo per
primo, spiegò, perchè voleva stabilire gli standard di intimità
prima che chiunque gli facesse qualcosa. Questa nuova abitudine e
regola probabilmente fu stabilità dopo ciò che accadde quel giorno.
Ray non stuprò Gerard – oh no, Gerard aveva acconsentito, e Gerard
ammise che di aver spinto per fare sesso, pensando che avrebbe
aiutato Ray a combattere contro una qualche specie di demone e
mettendolo più a contatto con il suo lato artistico. Iniziò bene,
ma quando Raymond iniziò ad entrare, sarebbe potuta anche essere
solo una persona nell'atto, e solo Ray stava acconsentendo. Andò
troppo forte, troppo veloce e troppo senza fermarsi, quella prima
notte, e sembrava non sentire i comandi di Gerard di “rallentare”
o “aspettare”. Così alla fine, Gerard smise di farli. Si
aggrappò al materasso e sperò che finisse presto.
“Perchè hai
lasciato che Ray rimanesse dopo quello?” chiesi, la mia faccia
contorta in un'orribile smorfia. Potevo vedere e dire dagli occhi di
Gerard mentre ripercorreva mentalmente quella notte che Ray gli fece
molto male. Non riuscii ad immaginare nessuno essere così rozzo e
brutale a letto, lasciando stare e ignorando quando qualcuno gli
chiedeva di smettere. Come riuscì Gerard a tenere quest'uomo con sé,
quando già si era comportato in quel modo? Non sarebbe solo
peggiorato? Gerard era una persona forte, sicura e indipendente –
non aveva bisogno di una relazione per sentirsi realizzato. Avrebbe
potuto lasciare Ray per strada e stare meglio senza.
Gli occhi di Gerard
però trasmettevano qualcosa di molto diverso. Non riuscivo ad
inquadrare l'emozione ma c'era qualcosa, qualcosa che tratteneva
Gerard dal parlare per intero della parte seguente. “Perchè non
era colpa di Raymond.”
“Ma come può-”
iniziai a controbattere, agitando le mani. Gerard si sporse in avanti
e le prese tra le sue, provando a spiegare lo sbaglio di Ray.
“Non sapeva cosa
stesse facendo. Dopo che ebbe finito e si tirò fuori, Frank, avresti
dovuto vedere l'espressione sul suo volto. Era così disgustato da se
stesso. Lasciò la stanza immediatamente. Andai al bagno per
sistemarmi e nel tempo che tornai, lui se ne era già andato. Tornò
la mattina dopo, ma prima di faro entrare, gli dissi di non farmi mai
più una cosa del genere. Se lo avesse fatto, sarebbe stato fuori
dalla mia vita in un secondo.”
La voce di Gerard
si indurì nelle ultime parole e potei vedere la sua parte forte
farsi avanti, combattendo contro i pesi che non gli servivano.
Lasciò andare le
miei mani e mi calmai.
“Cosa disse Ray?
Cosa fece?”
“Iniziò a
piangere...” Gerard iniziò ad affievolirsi, la patetica azione che
conveniva nella sua voce fragile. Mi disse che Ray pianse per la
maggior parte della mattinata, scusandosi profondamente con Gerard
per quello che aveva fatto. Provò a sistemare le cose – offrì di
andarsene, di portare Gerard dal dottore, di comprargli nuovi
lenzuoli – qualunque cosa. Gerard declinò ogni singola offerta e
si limitò ad abbracciare Ray. Lo abbracciò e lo fece oscillare
avanti e indietro. Provò a fare calmare la persona che lo aveva
quasi stuprato la notte prima. Fu lì che la sua infanzia e la paura
dell'omosessualità vennero fuori attraverso sue labbra spesse e le
lacrime amare. Le storie di rabbia, paura e repressione, provando a
condurre una vita “normale”. Quando quel giorno al museo Gerard
lo confortò, realizzò quando anormale lui fosse, o almeno, quanto
falso fosse diventato. Odiava la sua vita. Odiava il suo lavoro. E
odiava se stesso per quello che aveva fatto a Gerard il quale voleva
solo aiutarlo.
“Raymond stava
tenendosi dentro così tanto senso di colpa che era destinato ad
esplodere alla fine. Io finii solo per essere la motivazione.”
Gerard spiegò con calma. Sorrise e si mise a ridere per il suo
stesso umorismo nero. “Sembra che io abbia questo effetto su un
sacco di persone.”
Ray non si aprì
completamente quel primo giorno dopo quell'orribile notte, ma fu
l'inizio di qualcosa di gran lunga migliore. Le sue storie iniziarono
a venir fuori poco a poco, ma fu l'intimità fisica che migliorò
maggiormente durante quelle prime settimane della relazione. Quella
notte, Gerard aveva fatto sesso con Ray, facendogli vedere cosa fare,
e come farlo meglio. Tanto quanto alcune persone (compreso me)
avrebbero voluto infliggergli lo stesso dolore a Ray per quello che
aveva fatto la notte prima, Gerard ricominciò da zero. Fece anche
fine che quell'evento non fosse accaduto per sua volontà, ma se lo
tenne a mente come un'amaro promemoria. Non poteva essere arrabbiato
con Ray per quello che gli aveva fatto la notte prima, perchè lui
non aveva avuto altra scelta. Gerard gli dette un'altra scelta, e
gradualmente, l'uomo imparò.
La volta successivo
che fecero sesso, che dovette essere qualche giorno dopo così che
Gerard potesse guarire, era largamente migliorato. Ascoltava Gerard
quando gli diceva di rallentare, e iniziò anche a baciarlo durante
l'atto – un altro concetto straniero per Ray a quel punto. La prima
volta che Gerard sentì le labbra dell'uomo vagare per la sua
schiena, capì che stava facendo qualcosa di giusto.
Ray era più
spigoloso durante il sesso rispetto a Gerard e ogni tanto ricadeva
nella sua natura aggressiva – specialmente vicino all'orgasmo. Ci
vollero tutte le sue storie e paure farsi avanti prima che si fidasse
abbastanza finalmente dell'altro uomo e di se stesso. Quella fu la
prima notte che Gerard potè chiamare il sesso che fecero “delicato”.
La maggior parte delle volte quando facevano sesso, Gerard era sempre
quello passivo, ma quando Raymond iniziò a calmare la sua natura, Gerard non lottava più per essere quello migliore. Si concentrò
sull'accordarsi con le capacità di Ray; non provando a sconfiggerlo.
Si concentrò sull'essere equi, e iniziò a svilupparsi qualcosa che
Gerard non aveva mai conosciuto.
Vivian era stata –
e è ancora – qualcosa di speciale. Però era una donna, non la
vera inclinazione di Gerard. Gerard amava Vivian; erano amici e lo
saperebbero sempre stati. Ma di Ray, Gerard era innamorato.
Non disse mai nulla di quell'argomento – la parola amore (tranne
che in amanti) non era nemmeno pronunciata, quando parlava di Ray, ma
potevo comunque dirlo. L'aprirsi cambiò tutto.
Raymond viveva nel
suo appartamento prima di lasciare il lavoro, ma quando i suoi
risparmi finirono per non essere stato in grado di trovare un nuovo
lavoro dopo il museo, Gerard gli offrì il suo appartamento. Vissero
lì per un po', Raymond che andava in giro e non faceva nulla,
cercando di capire cosa voleva essere. Anche quando l'inverno fece
capolino e il freddo si stagliò contro i loro piccoli quartieri, il
riscaldamento spento da una bolletta non pagata, Gerard si rifiutò
di lasciare che Ray andasse a trovare un lavoro normale. Non voleva
tornasse al punto di prima ma dieci volte più miserabilmente. Raymond
doveva trovare il suo scopo nella vita. Se non era l'arte, allora
doveva trovare qualcosa che voleva fare. Non doveva farlo come un
lavoro vero e proprio, ma almeno sarebbe stato meglio se avesse avuto
uno scopo quando si alzava ogni mattina.
Passano quasi due
anni in questo modo, cercando di trovare loro stessi in uno sporco
appartamento di New York prima che la madre di Gerard morisse.
“Allora lui era
così buono con me,”Gerard ricordò, la sua voce più intensa. Mi
allungai e mi attorcigliai a lui maggiormente, senza fermare la sua
storia, ma preparandoci per quello che stava per arrivare. “Mi
stringeva così tanto, era così gentile. Fu come quando la prima
notte nel mio appartamento Ray si mise a piangere – solo che i
ruoli si rovesciarono. Fu lui a cullarmi per farmi addormentare dopo
che mi svegliavo alle 3 di notte andando in giro per l'appartamento,
piangendo, strappandomi i capelli a forza di pensare a mia madre. La
morte di mia madre fu così improvvisa, toppo improvvisa. Non era
così vecchia, e di sicuro non faceva una vita spericolata come mio
padre. Lui beveva, fumava; le non aveva mai fatto niente del genere.
Aveva un enfisema polmonare a causa di quel fumo passivo e questo fu
quello che l'uccise. Non si meritava di morire, e mi ricordò troppo
di mia nonna. Mi dissi che avevo superato la sua morte. Accadde
quando ero alla scuola d'arte, anni fa, e credevo di aver pianto
abbastanza. Non lo avevo fatto. La morte di mia madre lo provò. Fu
brutta; io ero un casino.”
Cercai di
avvinghiarmi di più a Gerard. Si capiva dalla sua voce, i movimenti
rallentati della mano, l'intera essenza intorno a lui, che era ancora
dura per lui. Sua nonna fu l'unica a fregarsene veramente della sua
arte. Fu l'unica a credere in lui. I tempi in cui era giù di morale,
dubitando del suo lavoro, pensava a lei. La mortalità delle altre
persone intorno a lui gli ricordavano costantemente della sua prima
fan. Non l'avrebbe mai dimenticata, e tanto quanto lo feriva, lo
faceva anche stare bene.
All'improvviso
Gerard mi baciò la fronte, sussurrandomi qualcosa all'orecchio che
non riuscii a decifrare. Avrei potuto giurare avesse detto “grazie”,
ma non ne fui mai certo. Ricominciò a parlare, concentrandosi su
Ray.
“Quando ero
agitato, lo era anche lui. Non dormiva e lasciava che impazzissi, ma
stava anche lui alzato. Mi stringeva. Mi ascoltava urlare, gridare,
piangere e lamentarmi. Era il massimo che avesse mai fatto per me.
Era il massimo che chiunque avesse mai fatto per me. Poi dovetti
andarmene per il funerale la mattina dopo, il suo odore ancora
attaccato alla mia maglietta. Non mi tolsi mai quella maglietta per
tutto il tempo che restai là. Non mi interessava che non fosse nera,
che non corrispondesse al normale completo da funerale e che mio
fratello mi lasciasse occhiatacce. Mia nonna non era normale, e
nemmeno mia madre. A loro sarebbe andato bene.”
Gerard continuò la
storia strappa lacrime, mentre prestavo attenzione ad ogni parola.
Ogni tanto gli baciavo la pelle, solo dei piccoli bacetti per
ricordagli che ero ancora lì. Aveva l'abitudine (non ero sicuro se
fosse positivo o negativo) di perdersi completamente nei suoi
ricordi, a volte fino al punto che sembrava gli rivevesse da capo,
senza essere là. Le sue parole esitanti in qualche punto, ma non
pianse mai. Era molto più forte di me e lo vedevo bene.
Probabilmente io sarei scoppiato a piangere venendo dissezionato
come lui stava facendo a se stesso per me.
Quando fai arte, devi aprire te
stesso. Quotidianamente. Gerard
me lo disse durante una delle nostre sessioni di pittura all'inizio,
quando il significo era ancora troppo complesso perchè lo
comprendessi. Si era visto le sue stesse interiora tante volte in
precedenza. Sapeva quanto brutte e carine fossero, ci aveva già
pianto sopra, e adesso andava bene che le condividesse. Adesso voleva
condividerle; lo potevo vedere nei suoi occhi mentre pronunciava le
parole, la situazione che si faceva più seria.
Ray fu obbligato a
rimanere a New York mentre Gerard prendeva parte al funerale. Il
padre di Gerard non era entusiasta di avere un figlio gay, ma aveva
smesso di picchiarlo. Da quando Gerard si trasferì, le cose
migliorarono nella famiglia, anche con le scelte alternative di
Gerard. Mickey, suo fratello, era ancora là e aveva la vita normale
che suo padre aveva tanto voluto. Nonostante qualche attrito qua e là
e nel passato, Mickey era il bravo fratello e figlio. E a Gerard
andava bene così. Cosa non andava bene a Gerard era che suo fratello
lo avesse messo alle strette, detto che si stava per sposare, la
gravidanza della sua presto moglie, e chiestogli di tornare a vivere
là. Accettò di aiutare Mickey, sebbene con riluttanza, perchè
amava suo fratello. Si trasferirì nel Jersey, proprio quando aveva
iniziato a costruire con Ray e Vivian qualcosa che aveva sempre
voluto.
“Stetti così
male all'inizio quando ebbi quella notizia,” mi spiegò Gerard. Si
spettinava i capelli mentre parlava e per la prima volta, vidi
un'abitudine da nervosismo in lui. Non era quasi mai nervoso quando
eravamo insieme. L'unico volta che lo avevo visto così era la
mattina dopo che facemmo sesso. Ma era completamente da diverso da
questo. Era preoccupato per me, non per lui. Il suo scudo era sempre
pacato e composto e anche se era spaventato, rimane sempre se
stesso. Quella mattina era preoccupato per me più di ogni altra
cosa, e dopo che la sua fiducia fu ristorata, lo fu anche lui.
Vederlo scompigliarsi i capelli in quel modo mi fece sentire mille
volte più vicino a lui perchè quella volta si trattata di lui.
Si trattava della sua storia e del suo dolore, e aveva bisogno di
rigirarsi i capelli fra le dita per continuare. Stavamo rompendo un
altro strato di intimità e potevo sentire lo scudo rompersi intorno
a noi.
“Cosa disse Ray
quando glielo dicesti?” chiesi, preparandomi per la triste risposta
che non arrivò mai.
“Non disse nulla”
disse Gerard, portando la mano che torturava i capelli al suo mento.
Potei vedere un piccolo sorriso formarsi sul volto. “Fece le
valigie.”
Alla fine, Viviano
riuscì ad andare nel Jersey dopo che ottenne un po' di successo. Era
una buona passione da perseguire, solo molto difficile diventarci
famosi, spiegò Gerard. Non era che tutti e tre volessero diventare
famosi, avevano solo bisogno di mangiare e avere un tetto sopra la
testa, e a volte nemmeno ce lo avevano. Dovevano guadagnarsi da
vivere perchè una vita già ce l'avevano.
Gerard era
sistemato, vivendo grazie all'eredità di sua nonna e dei suoi
genitori, quando suo padre morì un anno dopo (eredità del quale che
divise equamente con suo fratello). Vivian di trasferì qui dopo aver
ottenuto un lavoretto a un negozio di animali e poi finalmente fece i
primi passi in un business di insegnamento per studenti d'arte,
mentre Raymond anche faticava con praticamente tutto. Dipingeva con
Gerard la maggior parte delle volte, ma mai sembrava così propenso
ad imparare. Lasciava che la sua naturale timidezza vincesse,
comportandosi come un cucciolo di cane smarrito che era stato preso a
calci troppe volte. Non sapeva che cosa volesse fare con la sua vita,
e quello includeva sia il lavoro sia l'amore. Sembrava che l'unico
aspetto in cui fosse bravo fosse appunto stare con Gerard, ma non era
sano, confessò Gerard.
“Non puoi
semplicemente vivere per qualcun altro,” mi disse, muovendo
parecchio la mano. Sentii il mio petto stringersi e lo stomaco
cadere, ma rimasi zittò finchè non finì. “Non puoi passare la
tua vita ossessionato con un'altra persona e guardare la loro vita
andare per il meglio. Devi avere una vita tua, qualcosa in più per
cui svegliarti la mattina. Perchè quella persona potrebbe non
esserci più quando lo fai.”
Respirai
profondamente insieme a Gerard, e capii dal modo in cui parlava e il
modo in cui la sua mano aveva smesso di muoversi, che la sua
relazione con Ray stava per giungere alla fine molto presto.
Sin da quando i
genitori di Gerard erano morti, Ray c'era stato per lui. Lui si
svegliava e trovava Ray che gli stringeva i fianchi, stringendolo
forte perchè Gerard aveva pianto mentre dormiva senza svegliarsi.
Gerard iniziò ad avere questi sogni nitidi, dove vedeva la morte di
sua nonna e di suo padre (e altre persone, come suo fratello) in
continuazione. Ray era sempre accanto a lui quando accadeva, cullando
l'uomo più giovane tra le suo braccia. Continuarono a fare sesso
(non tanto quanto noi, mi rassicurò Gerard) e continuarono a stare
insieme finchè qualcosa inevitabilmente cambiò.
“In verità, fu
perchè qualcosa non cambiò che tutto finì” disse Gerard
tristemente, scuotendo la testa. Il suo comportamento cupo non era
verso se stesso, ma verso Raymond. Gerard ricominciò a parlare, la
storia dietro la differenza che veniva fuori.
Ray aveva preso un
lavoro dalle nove alle cinque. Era a un paio di città di distanza,
ma ce lo aveva. Non era nemmeno un lavoretto come quello di Vivian,
dove almeno lei poteva insegnare la sua arte, o come quello che aveva
prima. Almeno quando Ray lavorava alla galleria d'arte, era ancora
circondato da arte, anche se non era la sua. Questo nuovo lavoro era
in una banca, mischiando e separando numeri ancora e ancora. I numeri
non avevano nessuna creatività. Gerard fu così furioso con lui
quando successe, e finirono per litigare nel peggior modo in cui
avessero mai fatto.
“Fu bello, in
verità.” disse Gerard, tagliando la cupa atmosfera a metà con una
luce negli occhi.
“Bello?”
domandai, turbato e confuso.
Quando parlava di
Ray, lui sembrava così felice, così innamorato, e ciò mi
spaventava. Sembrava che davvero gli importasse di Ray e volesse che
lui fosse ancora con lui. E lui fatto che non lo fosse, mi fece
provare un po' di dolore. Forse se fossi arrivati quel giorno nel suo
appartamento per pulire pennelli e un altro uomo fosse stato lì, con
capelli ricci e pelle abbronzata, allora non mi sarei innamorato di
lui. Non sarei stato nella situazione in cui ero in quel momento e
ciò mi spaventò. Non potevo immaginare di non essere tra le sue
braccia. Sentii la gelosia di nuovo dentro di me, realizzando che Ray
era stato quasi il compagno perfetto per Gerard, almeno nel modo in
cui lo descriveva lui. Volevo sapere cosa successe per far cambiare
le cose.
“Sì – litigare
è fantastico.” esclamò Gerard, l'emozione e i sentimenti
che trasudavano dalle parole. “E' un'altra forma di passione. Non
puoi avere l'amore senza l'odio. Sono delle emozioni così simili,
insiem alla paura, ed essenziale che si uniscano e vengano fuori
insieme come una cosa sola. Litigare con qualcosa dimostra che
qualche volta non siete d'accordo; che non siete perfetti. Rende una
relazione interessante. E' andare oltre al litigio la parte
difficile. Se riesce a passare oltre, allora sai che è destino.”
Annuii, assorbendo
l'informazione. “E tu e Ray? Come finì?”
Gerard strinse le
labbra leggermente e abbassò la testa. Deglutuii a fatica e chiesi
ancora “Male?”
“Niente finisce
male.” Gerard mi corresse, la sua voce che si faceva più depressa.
“Semplicemente finì.”
Ray lasciò Gerard
quella notte. Prese quel poco che aveva (la maggior parte di ciò che
avevano era di Gerard) e se ne andò. Se ne andò semplicemente.
Gerard confessò che neanche si dissero addio. Stavano litigando –
urlando e strillando l'uno a l'altro, quando all'improvviso Ray si
zittì. Lasciò la stanza e mise in valigia un po' di vestiti, e
senza una parola, se ne andò. Gerard stava entrando dentro il
litigio e rimase senza parole quando finì così bruscamente. Rimase
in piedi a guardare Ray andarsene dalla finestra del suo
appartamento, senza dire una parola. Ray non tornò fino alla
settimana dopo, dove disse a Gerard che lo stava tradendo per tutto
il mese precedente con una donna che lavorava alla banca.
“Non mi stava
tradendo” affermò Gerard senza giri di parole. “Non puoi tradire
in una relazione come quella che avevamo.”
“Che cosa
avevate?”
“Dipendenza,”
mi disse, le sue tipa che tamburellavano la mascella. “Non puoi
tradire una dipendenza. Puoi solo cambiare risorsa.”
Quando quella
settimana Ray tornò, lui e Gerard scoparono per l'ultima volta. Ray
non voleva, e anche Gerard esistò a farlo entrare nella sua camera
per prendere delle cose, perché sapeva che sarebbe successo di
nuovo. Ray aveva detto a Gerard tutte le notizie in cucina, entrambi
in piedi e fissandosi contrari a sedersi o mettersi comodi. Non c'era
nessuna ragione per essere comodi. Non li era permesso di esserlo,
almeno nella mente di Ray. Gerard anche non sapeva l'esatta
motivazione secondo la quale Ray sentì all'improvviso il bisogno di
andarsene per qualcosa che una volta odiava. Aveva sempre pensato che
la vita che avevano creato fosse migliore di quella in cui Ray era
quasi affogato in precedenza, ma capì di starsi sbagliando. Credeva
di aver insegnato a Ray tutto quello che aveva bisogno di sapere, e
davvero, forse lo aveva fatto. Questo era perchè Ray doveva
andarsene. Non stava andando nella giusta direzione, perlomeno nella
mente di Gerard.
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